Bagnoli tra rinascita e degrado. Alcune considerazioni.

Quando si parla della Bagnoli “che verrà” affiorano alla mente parole come “disatteso, negato, mancato” con riferimento al futuro di una parte del nostro territorio tesa tra sogno e realtà, rinascita e degrado, e vittima di uno sviluppo annunziato, ma non ancora realizzato.
Il “caso Bagnoli” ha avuto inizio nel 1991 con l’interruzione delle attività dell’ILVA, che negli anni 70’ offriva lavoro a più di 10.000 persone. Da allora è trascorso circa un ventennio e Bagnoli ancora attende le necessarie opere di bonifica delle acque come del suolo; ancora è oggetto di progetti futuri e futuribili, che restano solo sulla carta e nell’immaginario di chi li ha ideati, e, di chi ne dovrebbe fruire.
Tornando all’epoca dei fatti, con la chiusura degli impianti e la cessazione di tutte le attività industriali inizia il lungo processo di trasformazione territoriale di Bagnoli, acutamente definito dall’urbanista Gerardo Mazziotti “BAGNOLINEIDE”, con l’intento di assimilarlo alle travagliate peregrinazioni dell’eroe omerico conclusesi, tuttavia, in un felice epilogo con il ritorno di Odisseo a Itaca. Dall’epopea classica la vicenda di Bagnoli, invece, si differenzia per un mancato epilogo, per una disattesa trasformazione urbana e per un futuro ancora più incerto.
Da Bagnoli è partito nel 1998 il processo di revisione del Piano Regolatore Generale – con l’entrata in vigore (con Decreto del Presidente della Giunta Regionale della Campania) della Variante per l’area occidentale – “operazione” che avrebbe dovuto avviare quel processo di trasformazione urbana preludio alla Bagnoli futura, città delle meraviglie. Pregiudizialmente a qualsiasi possibile utilizzo delle aree dismesse, naturalmente, si sarebbe dovuto procedere alla bonifica del sito come dei fondali marini e dell’arenile di Coroglio.
Per meglio comprendere la “questione” è opportuno affrontare preliminarmente l’aspetto della bonifica, e, in secondo luogo la problematica del riutilizzo del sito, secondo quanto previsto dall’avvicendarsi degli strumenti urbanistici.
Bonifica
Il primo piano di bonifica delle aree dismesse fu affidato dal CIPE all’ILVA nel lontano 1994. La bonifica non riguardava i 330 ettari della variante, ma solo 210 ettari, essendo stati esclusi i suoli delle ferrovie, dell’Idis, e del cementificio di Caltagirone. Il piano approvato nel dicembre 94 contemplava lo smontaggio di diversi impianti industriali, la demolizione di alcuni corpi di fabbrica e il risanamento dei suoli. Il piano non fu attuato.
Nel 1996 si affidò la bonifica all’IRI per 340 miliardi di lire (260 a carico dello Stato e 80 a carico dell’IRI) e per la sua concreta attuazione si istituì la Bagnoli SpA, composta da un Cda di esperti nominati da un Comitato di Coordinamento e di alta Vigilanza, costituito da rappresentanti del Ministero del Tesoro, dell’Ambiente, della Sanità, della Regione, Comune, Provincia e Unione Industriali. Alla fine del 98 ancora nulla è stato fatto tanto che si commissiona a una società americana, la Michael Baker Corporation di Pittsburg, uno studio di fattibilità dettagliato della bonifica con preventivo costi e un programma lavori, che secondo quanto previsto, si sarebbe concluso in soli tre anni. Anche lo studio di fattibilità resta inattuato. Arriviamo al luglio 2001 con un nuovo piano di bonifica che prevedesse, questa volta, l’eliminazione della colmata a mare considerata dal Ministero dell’ambiente una vera e propria “bomba ecologica”. Eliminazione contemplata finanche nella variante dell’area occidentale, al fine di ripristinare l’originaria linea di costa del litorale. Anche la rimozione della colmata rimane sulla “carta”. Nel 2002 dopo sei anni di attività la Bagnoli Spa ha speso 400 miliardi di lire per demolire solo alcuni capannoni, smontare alcuni impianti (venduti alla Cina per 60 miliardi) e bonificare pochi ettari delle aree dismesse. La colmata a mare non è stata rimossa. Il 13 aprile 2002 (per un bilancio palesemente fallimentare) la Bagnoli Spa viene liquidata e sostituita dalla Bagnoli Futura, una società partecipata dal Comune di Napoli, Regione e Provincia, costituita da un corposo Cda presieduto dal notaio Sabatino Santangelo. Alla Bagnoli Futura sarebbe stato concesso un ulteriore finanziamento di ben 150 miliardi di lire, dalla legge finanziaria, per il completamento della bonifica. Naturalmente gli obiettivi della società erano la bonifica del territorio e l’avvio dei lavori riguardanti i cosiddetti attrattori di “sviluppo”. Dobbiamo, però, aspettare il luglio del 2004 perché la società appronti e appalti un nuovo piano di bonifica riguardante 195 ettari su 330 della variante, a esclusione dei suoli e cementificio di Caltagirone, della spiaggia e dei fondali marini di Coroglio. Ancora una volta un piano carente nei contenuti, nelle previsioni economiche, e nella programmazione di una bonifica che non può riguardare solo una parte del sito. E nell’assenza di scelte oculate, trascorrono gli anni fino a che nel 2006 quando la Iervolino veniva rieletta sindaco, Rocco Papa scambia il suo posto con Santangelo, senza che nulla sia stato fatto. Di lì a oggi mille polemiche sulle decisioni assunte dalla società in merito a tempi, costi per risanamento e riuso dei territori di Bagnoli. La conclusione della complessa operazione poc’anzi citata, prima prevista per l’anno 2009, ora slitta al 2013 anno del Forum delle Culture che si svolgerà a Napoli. Non resta che aspettare: ai posteri l’ardua sentenza.
La storia per ora ci insegna che l’azione della società di trasformazione urbana (STU) conosciuta prima come Bagnoli Spa e poi come Bagnoli Futura si è rivelata sostanzialmente fallimentare, nella gestione dei fondi ritenuti insufficienti a coprire i costi della bonifica che di anno in anno, di “piano in piano”, sono lievitati a dismisura, e che (secondo le previsioni) non saranno sufficienti a completare le opere, e a supportare una concreta idea di sviluppo (economico, occupazionale, culturale, turistico), e di innovazione dell’area di Bagnoli. Prendiamo atto che in questi anni si è consumata tanta retorica sulla Bagnoli da risanare e rilanciare attraverso gli attrattori di sviluppo, così come sono stati “consumate” tante risorse per il grande progetto di bonifica e sviluppo di un’area che ancora lì attende la rinascita tanto auspicata, ma che la classe dirigente non è stata capace di realizzare. E allora ci si chiede perché perpetuare ancora questo “disastro” e non optare per lo scioglimento della STU, affidando in ultima ratio – come propone lo stesso Gerardo Mazziotti – l’operazione Bagnoli a un Commissario Nazionale che con la collaborazione dell’intelligentia napoletana, possa in tempi brevi, con scelte oculate e un congruo investimento di risorse economiche avviare la bonifica, il recupero e lo sviluppo dell’area di Bagnoli. Quando si parla di bonifica e riuso merita una considerazione particolare la questione della cosiddetta colmata a mare, una montagna di veleni scaricati negli anni “60, da uno scellerato direttore dell’Italsider, tra via Coroglio, il mare e i due pontili, cancellando la famosa “spiaggia dei napoletani”. Le “scelte” adottate per la colmata definita dai ministri dell’Ambiente bomba ecologica hanno visto avvicendarsi diversi accordi di programma. Il primo firmato nel luglio 2003 ha previsto la rimozione e il trasporto dei materiali bonificati alla darsena di Napoli est. Costo dell’operazione: 40 milioni di euro.
Nel dicembre 2007 è stato firmato un diverso accordo di programma che ha previsto il trasporto della colmata nel porto di Piombino. Costo dell’operazione: 970 milioni di euro per la realizzazione in due fasi di un insieme di opere marittime nei porti di Piombino e Napoli est. Rispetto all’improponibile costo di circa 1 miliardo di euro da investire secondo l’AdP del 2007 è sperabile e accettabile indubbiamente un costo (si fa per dire) più contenuto dell’operazione come previsto nel primo accordo di programma, ma pare che non serva più riempire la darsena di Napoli est. La questione non finisce qui. Nel dicembre 2008 il Provveditorato regionale alle opere pubbliche precisa che per rimuovere la colmata e bonificare spiagge e fondali occorrono 44 milioni di euro, più 71 milioni per il trasporto degli inerti a Piombino, per un totale di 115 milioni di euro. Il Commissariato Regionale all’emergenza bonifiche farà presto sapere che i soldi non ci sono. Ancora un nulla di fatto. Infine il 26 febbraio 2009 il Ministero dell’Ambiente approva nella Conferenza dei Servizi del Comune di Napoli il progetto di bonifica dei fondali dell’area marino-costiera, la rimozione della colmata, il ripascimento della spiaggia con la riconfigurazione della morfologia della linea di costa. E’ un progetto preliminare che sarà accompagnato da due progetti esecutivi. Il primo riguardante la bonifica dei fondali e il ripascimento degli arenile; il secondo relativo alla rimozione della colmata. Il progetto definitivo sulla bonifica dei fondali è già stato finanziato e una volta approvato sarà posto in essere dal Provveditorato alle Opere Pubbliche e dal Commissariato Straordinario alle Bonifiche. Per la colmata bisognerà attendere il reperimento delle risorse prima di procedere all’approvazione del progetto definitivo e ai lavori. La cosa stupefacente e sconcertante è che al tavolo della Conferenza dei Servizi, in barba alle leggi nazionali e regionali, c’è chi si è dichiarato disponibile alla conservazione e messa in sicurezza della colmata con opere di visibile e inaccettabile impatto ambientale.
E allora, nella convinzione che la colmata - per salvaguardia dell’ambiente e salute dell’uomo, e secondo quanto previsto dalle leggi regionali e nazionali - debba essere rimossa, si potrebbe evitare uno sperpero di un ingente cifra di denaro pubblico, affidando a una società europea di comprovata esperienza la bonifica della colmata (oggi circa 20 ettari) con costi relativamente più contenuti. I materiali una volta “detossicizzati e inertizzati” potrebbero essere impiegati per gli usi più disparati: dal consolidamento del costone di Posillipo, alla creazione di collinette nel parco urbano, fino al trasporto alla darsena est di Napoli, o alla vendita degli inerti alle imprese di costruzione, e finalmente la spiaggia “dimenticata” tornerebbe ad essere dei napoletani. Non è accettabile e condivisibile la linea di pensiero che considera inutile smontare la colmata, suggerendone la conservazione e la messa in sicurezza della stessa, per i motivi di seguito riportati:
1. La colmata può essere rimossa con costi molto più contenuti rispetto a quanto ipotizzato negli accordi di programma;
2. In caso di conservazione della colmata gli idrocarburi e gli altri veleni col tempo si riverseranno (e si sono già riversati in buona parte) nei fondali e in mare con gravi conseguenze per la salute dell’uomo;
3. La rimozione della colmata restituirebbe ai napoletani l’arenile, opportunamente bonificato unitamente ai fondali, con “possibilità di utilizzo a fini turistici e a beneficio della popolazione”;
4. La colmata è in violazione delle leggi nazionali e regionali sulla continuità della linea di costa.

Bagnoli negli strumenti urbanistici
Dal Piano di Vezio De Lucia del 1995 fino al PUA del 20 maggio 2005, passando per il piano per la Coppa America presentato nel settembre 2003, Bagnoli è stata oggetto di una serie di “scelte” opinabili in termini fattibilità economica, ambientale, culturale e sociale, tanto da sollevare riserve e contraddizioni espresse dall’”intellegentia” cittadina, a oggi completamente inascoltate. Con riferimento all’ultimo Piano urbanistico, il PUA del maggio 2005, che conferma le previsioni del PUE del 2003 con il porto canale, il parco di 120 ettari, il recupero dei siti di archeologia industriale, gli alberghi, le sedi del CNR e dell’Università, un centro Sportivo, abitazioni di alto pregio e uno striminzito lido di Coroglio, è indispensabile far presente che sull’insostenibilita’ di alcune previsioni di piano non si sono espressi solo i cittadini o i tecnici più colti in materia, ma anche i magistrati del TAR Campania che hanno emesso una sentenza con cui, accogliendo il ricorso di un cittadino, hanno ritenuto inammissibile la costruzione del porto canale addossato al pontile nord perché in contrasto con:
1. La legge 582/96 sulla continuità della linea naturale di costa;
2. Variante per l’area occidentale approvata dalla Regione con decreto n. 4741/98 sul ripristino della linea naturale di costa;
3. L’ art. 151 del Dlgs n. 490/99 sull’ inedificabilità del litorale di Bagnoli.
La sentenza, in pratica, annullerebbe le delibere del Consiglio Comunale n. 240/2003 e n. 40/2005 con cui sono stati approvati il PUE (piano urbanistico esecutivo) e il PUA (piano urbanistico attuativo). Le leggi suindicate, difatti, non consentono alcuna opera sul litorale di Coroglio tanto meno lo stravolgimento della linea di costa con la costruzione di un porto canale e di un complesso alberghiero. L’Ordinanza del 10 marzo 2009 emessa dal Consiglio di Stato ha confermato la sentenza TAR del 5 febbraio con riferimento al porto canale, agli alberghi, e innegabilmente alla colmata a mare palesemente in contrasto con le leggi nazionali e regionali. Sulla base di quanto emesso con la sentenza TAR e successiva Ordinanza del marzo 2009 è lecito affermare, quindi, che gli indirizzi e le previsioni degli strumenti urbanistici, si sono rivelati completamente “scollati” da una realtà territoriale e normativa, che oggi dopo anni di inutili attese merita una degna considerazione.
E’ auspicabile e necessario approvare una Variante al PUA del 2005, con la mancata previsione del porto canale, l’eliminazione della colmata e il ripristino della linea di costa; variante tanto invocata dalla comunità cittadina, come dal mondo culturale, scientifico, professionale, culturale. La variante dovrebbe essere il prodotto di un Concorso Internazionale di idee che possa garantire una nuova forma urbis alla Bagnoli futura, e, non lo sterile elaborato di un ufficio di piano, che rifiuta il confronto con il mondo professionale, o con l’apparato normativo a tutela dell’ambiente naturale e della salute pubblica.
Un nuovo Piano che nasca anche dal confronto con la comunità cittadina e non solo dalle pubbliche istituzioni, visto che un processo di trasformazione urbana così ampio, indubbiamente, incide sulle sorti e i destini di un intero territorio e sulla sua collettività. La pianificazione urbanistica non può essere considerata affare privato solo appannaggio delle istituzioni, ma deve essere il frutto di una significativa partecipazione popolare che possa avere accesso ad informazioni, procedimenti tecnici, e ai processi di trasformazione urbana. E’ noto che in fase di pianificazione e progettazione lo sviluppo di una realtà territoriale non può prescindere dal confronto con le varie realtà locali (imprese, associazioni, cittadinanza, etc.). La migliore strategia di pianificazione urbanistica, che sia rispettosa dell’ambiente antropizzato come di quello naturale, si fonda su “un processo partecipato” e di azione di tutte le forze economiche, imprenditoriali, istituzionali e sociali in campo. Un processo strategico, in cui la concertazione e l’accordo con gli attori sociali e istituzionali chiamati a cooperare fattivamente nelle azioni di sviluppo, diventa un aspetto fondamentale nell’adozione di strategie e azioni orientate alla sostenibilità ambientale.
Il piano dovrebbe prioritariamente privilegiare scelte e indirizzi tendenti al recupero e alla rivitalizzazione dell’ambiente naturale attraverso la rimozione della colmata a mare; la bonifica dell’arenile e del litorale per il ripristino della balneazione dell’intero litorale di Coroglio; il ripristino dell’originaria linea di costa; l’eliminazione di strutture industriali ritenute di poco pregio; il recupero dell’isolotto di Nisida alla fruizione quotidiana della collettività, affidandole una destinazione turistica di alto livello in sintonia con la sua incomparabile bellezza. Queste sono le “azioni” da intraprendere prima di ogni futuristico e apprezzabile intervento sull’area di Bagnoli, prima di ogni piano di trasformazione urbana, perché possa finalmente restituirsi alla comunità un territorio lasciato per circa vent’anni in balia di chi non ha saputo o voluto scegliere e agire a favore di una collettività che ancora oggi si chiede BAGNOLI: quale Futuro?